non dimenticarti chi sei!
(anche quando vorresti fare solo quello)
fai colazione la mattina perché ami farla, non saltarla per fare prima all’università. fatti il tuo té caldo o caffè, non importa se l’uno o l’altro, preparati ciò che preferisci. siediti e bevilo con calma, con cura. vivi i tuoi piccoli rituali con sacralità, non con superficialità, non se lo meritano. le tue piccole abitudini descrivono chi sei molto più di quelle grandi, molto di più della routine. pensa alla persona che ami: sapresti descrivermi con più facilità una sua giornata tipo oppure una piccola cosa che fa ogni giorno? sono queste le cose che rimangono più impresse nella mente. io ad esempio, lavo sempre i denti con il colluttorio. adesso non so se questa dovrebbe essere la normalità, non credo lo sia perché molti si limitano allo spazzolino manuale o elettrico. comunque è una cosa che io adoro fare. non faccio i gargarismi, ho sempre avuto paura di morire soffocata. bevo direttamente dal mio personale bottiglione di colluttorio, rigorosamente senza alcool perché ingiallisce lo smalto dei denti. poi giro per casa una, due, anche tre o quattro volte, finché non mi brucia l’interno delle guance e il palato. finché riesco, trattengo quella miscela di timolo, eucaliptolo, hexetidine, salicilato di metile, mentolo, clorexidina gluconato, benzalconio cloruro, cloruro di cetilpiridinio, metilparaben, perossido di idrogeno, bromuro di domifene e talvolta fluoruro, enzimi e calcio- ovviamente ho cercato su internet-. sento i batteri nella mia cavità orale avvampare, morire stecchiti, posso sopportare altri dieci secondi pur di ammazzarli tutti e sputarli direttamente nel lavandino, con un'aggressività che so a molti piacerebbe. alla fine la bocca non la risciacquo altrimenti avrei solo perso tempo e poi amo il sapore di menta fresca in bocca, mi convince che posso conquistare il mondo, o forse è solo qualche reminiscenza di vecchi spot pubblicitari di chissà quali mentine. ma il punto non è questo. il punto è che io al mio colluttorio non posso proprio rinunciare, che è quella carezza che ogni giorno, almeno tre volte al giorno, devo ricevere. me lo sono portato anche in escursione in montagna, pure nella valigia da stiva, a casa dei miei amici quando dormo da loro. non posso rinunciare alle mie piccole cose. non posso rinunciare a pettinarmi la radice dei capelli col pettinino per i baffi di papà, che ogni volta mi chiede dov’è. non sa che l’ho rubato da tempo e che è molto più utile a me e ai miei capelli arruffati la mattina piuttosto che alla sua barba sottile, sempre più a chiazze, sempre più canuta. non posso rinunciare alla mia camomilla con melatonina e annesse sette goccine di dolcificante quando la sera mi metto nel letto, apro il pc e sorseggio placida, mentre mi scotto le mie dita mangiate dall’ansia, solo perché non so mantenere dal manico una tazza, che tra l’altro non è mia, ma ormai la uso sempre quindi lo è diventata. mi piace pure se a vederla così sembra piscio, ma non posso farne a meno perché mentre la bevo lentissima, stravaccata nel letto, con le cuffiette nelle orecchie, la luce spenta- l’unico riflesso ad illuminarmi un minimo è lo schermo del computer in risparmio energetico che poi si proietta nel giallognolo della camomilla- mi sento come se finalmente il mio lavoro da essere umano socialmente utile fosse finito o perlomeno in pausa e quindi sospiro forte, bevo e sospiro di nuovo. ognuno di noi dovrebbe avere i suoi piccoli riti, senza sfociare nel disturbo ossessivo compulsivo, sia chiaro.
ma cosa c’è di più intimo con noi stessi se non questo?

